Testimoni del Risorto
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Elena Spirgevičiūtė

Testimoni del Risorto 07.01.2015

Calendario liturgico Elena

“L’onestà, la modestia e l’intelligenza sono importanti, così sto provando a viverli e credo che mi riesca… Ho deciso essere una buona cattolica, ma è difficile senza l’aiuto del Signore. Voglio essere buona, non condurre una vita vuota ma contribuire a qualche cosa di buono ed essere utile”. Ha poco più di 16 anni quando scrive così, dimostrando idee chiare, volontà ferma e una meta precisa a cui tendere. Elena Spirgevičiūtė  è nata il 23 dicembre 1924 in Lituania, precisamente nel distretto di Tvirtove˙s in Kaunas. Di famiglia altolocata (il papà e il nonno sono ufficiali dell’esercito) che può permettersi il lusso di farla studiare, riesce a formarsi questa coscienza chiara e questi ideali solidi prima sui banchi di scuola (frequenta il ginnasio dalle suore) e poi nello scautismo. È proprio nell’ottica di “contribuire a qualche cosa di buono ed essere utile” che subito dopo il diploma, conseguito a pieni voti nel 1943, si iscrive alla Facoltà di medicina all’Università di Vytautas Magnus con il sogno di diventare pediatra. La giovinezza di Elena coincide, purtroppo, con un periodo politicamente buio per la Lituania, prima con l’annessione all’Unione Sovietica nell’agosto 1940 e poi a luglio 1941 con l’occupazione da parte dei nazisti. Sono questi ultimi a chiudere l’ateneo prima ancora che Elena cominci a frequentarlo e allora, per non perdere tempo, decide di studiare francese e tedesco da autodidatta e di seguire a Kaunas alcuni corsi brevi di pedagogia per futuri insegnanti, grazie ai quali ottiene un incarico nel distretto di Jonava. Intanto, dentro di lei comincia a farsi strada un desiderio particolare, di cui si trova traccia nel suo diario intimo ma che continua a restar celato anche ai suoi più intimi, addirittura ai genitori. “Il mio cuore è pieno di qualcosa. Gioisco per aver capito la felicità. Ma sto seriamente pensando che una pace più grande possa essere trovata dietro la grata. Convento. Il nome stesso parla chiaramente di solitudine, silenzio e pace. Signore, questi sono sogni seri, voglio questo con gran certezza… Vorrei lasciar tutto… Oh, spero che la guerra finisca presto! Vorrei finire la scuola ed entrare là…”. È una confidenza del febbraio 1942, che con il passare dei mesi non solo non si attenua, ma sembra solidificarsi sempre più. È forse per questo che, pur se molto corteggiata, Elena non ha il fidanzato e si fa spesso rimproverare da mamma per il look troppo modesto e per niente ricercato e anche per il suo atteggiamento troppo taciturno e riservato. Addirittura finisce per trascurare anche le feste scolastiche e le serate di ballo, di cui diceva: “Non vado a caccia di conoscenze, voglio solo ballare e divertirmi”; sul suo diario adesso annota: “Anche i balli a cui ogni tanto vado, pensandoci più profondamente, sono solo vanità e immodestia. Questi possono essere evitati soltanto con voi, Signore…”. La strada in salita che Elena ha intrapreso punta ad un traguardo ambito, al raggiungimento di una bellezza interiore che non può reggere il confronto con una pur splendente bellezza fisica: “Desidero questo, non perché non sono bella, no, non penso a questo. La bellezza è polvere. Uno diventa vecchio, s’incurva e la bellezza svanisce… Desidero essere bella internamente...”. Nella tarda serata del 3 gennaio 1944 quattro uomini armati bussano prepotentemente alla porta di casa sua; al papà, che va ad aprire, si presentano come ufficiali di polizia incaricati del controllo dei documenti, ma appena entrati si qualificano come partigiani sovietici e subito si danno alla razzia di alcool, vestiti e pane. Uccidono la zia di Elena che in preda al panico ha tentato di fuggire dalla stanza e subito dopo le loro attenzioni si concentrano su Elena, che tiene testa con fermezza alle avances del più intraprendente dei quattro. Per circa un’ora, sotto la costante minaccia di una pistola puntata, strattonata da una stanza all’altra, Elena resiste a lusinghe, promesse e minacce, facendo risuonare per tutta la casa i suoi determinati “No” a tutte le proposte che le vengono fatte. “Preferisco morire”, dice con determinazione ai familiari, dai quali si accommiata con un segno di croce. Pochi minuti dopo un colpo di pistola in pieno volto diventa la risposta al suo ennesimo determinato rifiuto a chi voleva piegare la sua dignità di donna e di cristiana. La sua gente non ha mai avuto dubbi sull’autenticità del martirio di Elena e ne ha conservato la memoria, tanto che nel 1999 il Vaticano ha concesso il nulla osta per l’avvio del processo di canonizzazione.

Elena Spirgevičiūtė
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