Testimoni del Risorto
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Filippo Gagliardi

Testimoni del Risorto 12.04.2017

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“All’inizio volevo dirgliene quattro…”: parola di Filippo, 30 anni, ingegnere, ricoverato per un tumore particolarmente aggressivo, scoperto 10 giorni prima e che gli sta lasciando non più di altri 15 giorni di vita. Il suo “don” è andato a trovarlo in ospedale, portandogli la comunione, ma ha pensato di lasciare la teca con l’ostia consacrata sul tavolino, per dargli la possibilità di fare adorazione. “Come è andata la chiacchierata con il capo?”, gli chiede via sms, a fine giornata, don Fabrizio. La risposta non si fa attendere: “All’inizio volevo dirgliene quattro…” scrive Filippo. “Poi ho capito che Lui ‘carica’ la croce su chi può sopportarla (anche se ne facevo a meno). Quindi gli ho affidato tutto: me, il piccolo e Anna”. Si capisce così a Chi voleva “dirgliene quattro”, ma si intuisce insieme tutta la lotta interiore di quel ragazzone pieno di vita, che da un giorno all’altro scopre di avere i giorni contati; e, in controluce, anche il cammino fatto fino allora, per poter arrivare, moderno Giobbe, a discutere così con il suo Dio. Perché la storia di Filippo Gagliardi poteva essere una storia di dolore e di morte, al pari di tante altre; la fede, invece, l’ha trasformata in una vicenda d’amore che ha scosso, sconvolto, interpellato e commosso un’infinità di persone. Nasce il 5 marzo 1983 a Verbania, in una famiglia, non dissimile dalle nostre, attraversata da fragilità e fatiche. Determinante nella sua vita l’oratorio-circolo San Vittore di Intra-Verbania, in cui si forma umanamente e spiritualmente, diventando prima animatore, poi educatore ed infine responsabile degli educatori più giovani, prestandosi anche in parrocchia come Ministro straordinario della Comunione. Con la laurea in tasca inizia a lavorare come ingegnere e il 15 settembre 2012 corona il suo sogno d’amore con Anna Bonisoli. La giornata di Filippo è scandita dalla Liturgia delle Ore, dalla lettura meditata della Bibbia, da lunghi momenti di adorazione eucaristica, prima da solo e, dopo il matrimonio, condivisi con la moglie. In oratorio è una presenza fissa, per sostenere, condividere, accompagnare la crescita e la formazione dei suoi ragazzi. “Siete stati davvero bravi!!”, scrive loro con un sms, “… Auguro a tutti di non stancarsi mai di guardare e accogliere chi bussa alla porta della nostra vita!”. Che poi sia estremamente difficile, in determinati momenti della vita, tradurre in pratica le buone intenzioni e i bei propositi, lo dimostra un altro sms di pochi mesi dopo, indirizzato da Filippo al suo “don”: “Fabri, la porta si fa sempre più stretta…”. In effetti, nei primi dodici mesi della vita di coppia, gli avvenimenti incalzano: prima la gravidanza, scelta e cercata come un sì generoso alla vita; poi, per Filippo, quel male misterioso all’addome, che solo dopo morte si scoprirà essere un tumore rabdoide, aggressiva e rarissima forma di tumore pediatrico, localizzato in zona extrarenale e con metastasi già diffuse. Tra l’esplosione del male il 16 agosto e il tragico epilogo dell’11 settembre, ci sta il cammino fatto da “Fil” e Anna per accettare quell’inatteso e indesiderato ospite e trasformarlo in un evento di grazia per tanti. Tutto parte da una mail, che Anna riceve, stampa e condivide con suo marito, e di cui non ricorda più il mittente, ma solo il contenuto: “Chiedervi il perché di quello che vi sta succedendo il più delle volte vi farà impazzire. Non avrete una risposta ai vostri perché, almeno finché siete su questa terra. Alcune cose sono più grandi di noi. Quello che vi consiglio di fare è chiedere a Dio di accettare e accogliere nella vostra vita questo cammino che avete davanti, ovunque vi porterà, e io pregherò per voi perché riusciate a compiere questo passo”. Decidono di seguire il consiglio, ricominciando a pregare insieme, in ospedale, come già facevano prima, per arrivare a vivere, in modo sofferto, le parole del canto che a Filippo piace tanto: “Il Signore è la mia forza e io spero in Lui, il Signore è il Salvator, in Lui confido non ho timor”. Dalla fiducia nascono l’offerta di “questo dolore per tutti voi” e una grande serenità che lo accompagna fino alla morte, l’11 settembre 2013, a 4 giorni dal suo primo anniversario di matrimonio e solo 25 prima del 6 ottobre, in cui nasce il figlio Luca. “Pippo c’è”, dicono gli amici, convinti che non se ne sia andato, tanto lo sentono presente anche oggi in oratorio; il suo vescovo mons. Brambilla definisce “drammatica, emozionante, sconvolgente” la sua storia, spingendosi a dire che “la sua vita è un quinto Vangelo”: in effetti, “Fil” continua ad illuminare, scuotere, convertire.
Per approfondire: Ilaria Nava “Volevo dirgliene quattro…”, ed. San Paolo; Leone-Occhietta, “Prima la morte, poi la risurrezione e poi la vita”, ed. Ldc

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