Testimoni del Risorto
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Giovanna Germana Castang

Testimoni del Risorto 16.05.2018

Castang Giovanna

Una vita semplice semplice, lunga 19 anni appena, condita di tanta bontà, con un sacco di malanni e un vistoso handicap: tanto basta ad una suorina francese per raggiungere la santità. Giovanna Germana Castang nasce il 24 maggio 1878, nei pressi di Perigueux (Dordogna, Francia). A quattro anni è colpita dalla poliomielite che le paralizza la gamba sinistra: da quel giorno, per tutti, sarà semplicemente “la zoppa”. Dato poi che le disgrazie non arrivano mai sole, ecco un rovescio di fortuna: colpa di papà, che da piccolo proprietario terriero ha voluto trasformarsi in commerciante, facendo quasi subito fallimento e mangiandosi così tutte le proprietà terriere. I figli in quella casa continuano ad arrivare, fino a contare 12 piccole bocche da sfamare, mentre la famiglia si deve trasferire in un rudere, poco più che una stalla, in aperta campagna. Respirano miseria da tutti i pori e lei, trascinando la sua povera gamba, cerca di non essere di peso a nessuno, di portare allegria e di aiutare in casa come può. E non si vergogna, arrivata a 10 anni, di andare anche a mendicare perché la famiglia abbia almeno qualcosa da mangiare. Accorgendosi però che neanche questo basta a risollevare le sorti della famiglia, la bambina decide di offrire al Signore la propria vita. Sarà coincidenza, o per chi crede un segno del cielo, ma di lì a poco papà riesce a trovare un modesto lavoro e a trasferirsi con tutta la famiglia a Bordeaux. I soldi sono sempre pochi, ma almeno si ha la certezza di non morire più di fame. Perché la morte si è già portata via cinque fratellini: per tifo e tubercolosi, ma anche per denutrizione. A 13 anni pensano di fare qualcosa per il suo piede menomato, ma l’operazione non risolve granché. Quando la dimettono, un istituto di suore l’accoglie per carità, perché la famiglia non potrebbe far fronte alle spese della convalescenza: qui ha tempo per pensare, studiare e pregare. La preparano per la prima comunione e per la cresima, mentre lei comincia a progettare il suo futuro. Torna a casa un anno dopo, giusto in tempo per accompagnare mamma al cimitero, portata via da un’ernia trascurata. Otto giorni dopo muore, assistito da lei, anche il fratello maggiore, tornato dal fronte con la tubercolosi. È forse a questo punto che comincia a sentire chiaramente la vocazione religiosa, ma tra lei e il chiostro c’è sempre di mezzo quella sua gamba malata. Proprio perché zoppa, e anche perchè piuttosto delicata di salute, è rifiutata sia dalle clarisse di Bordeaux che dalle suore che l’avevano accolta per la convalescenza. Tutto questo per tre anni, mentre la sua vocazione si rafforza, la sua fede si irrobustisce, il suo amore si fa più grande. Sono le clarisse di Talence a spalancarle inaspettatamente le porte il 12 giugno 1896. Con la vestizione religiosa del successivo 21 novembre prende il nome di suor Maria Celina della Presentazione, vincendo le resistenze di chi nota un progressivo peggioramento della sua salute. Continua con semplicità e fedeltà a compiere silenziosi gesti d’amore e di servizio, nel nascondimento più completo, seguendo inconsapevolmente la “piccola via” tracciata in quegli anni da Teresa di Gesù Bambino nel convento di Lisieux. A darle il colpo di grazia arriva anche la tubercolosi ossea, con dolori lancinanti e un lento declino. Muore il 30 maggio 1897, 190 giorni dopo la vestizione, facendo appena in tempo ad emettere i voti “in articulo mortis”. “Me ne vado senza rimpianti” aveva scritto poco prima alla sorella suora, “quello per me sarà il giorno più bello”. Pochi mesi dopo sarebbe morta anche Teresa di Lisieux, che l’ha preceduta nella gloria degli altari, ma che è stata sua compagna nella “piccola via” incontro a Gesù. Difatti, suor Maria Celina, in linea con il suo stile di non essere mai tra i primi, arriva solo 110 anni dopo la morte, cioè nel 2007, alla beatificazione, celebrata a Bordeaux il 16 settembre. A portarla sugli altari la guarigione miracolosa, nel 1945, da un’appendicite acuta perforata, di Claudio Ary Martin, un bambino di 10 anni.

Giovanna Germana Castang
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