Testimoni del Risorto
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José Gabriel del Rosario Brochero - 1

Testimoni del Risorto 28.09.2016

José Gabriel del Rosario Brochero 1

Le spigolosità del suo carattere, tutte quante emerse nel corso del processo di canonizzazione al punto da, se non ostacolarlo, certamente rallentarlo, non gli avevano alienato la simpatia del suo popolo. Ed è certo, fosse anche solo per la complicità della comune origine argentina, che anche Papa Francesco l’ha sempre stimato molto, anzi c’è da scommettere che quando nella messa crismale del 2013 (la prima nella sua nuova veste di “vescovo di Roma”) ha chiesto ai preti di essere pastori con “l’odore delle pecore”, pensava sicuramente a lui, al “Cura Brochero”, come ha lasciato trasparire in occasione della beatificazione, quando lo ha definito “pastore che odorava di pecora, che si fece povero tra i poveri, che lottò sempre per stare vicino a Dio e alla gente, che fece e continua a fare tanto bene come carezza di Dio al nostro popolo sofferente”. José Gabriel del Rosario Brochero nasce nel 1840 nei pressi di Cordoba, in Argentina, ed entra in seminario a 16 anni dopo un faticoso discernimento vocazionale: da sempre attratto verso il sacerdozio, ma frenato e intralciato da dubbi e perplessità. Ordinato prete dieci anni dopo, inizia il suo ministero in prima linea, perché Cordoba è infestata dal colera che miete più di quattromila vittime, la maggioranza delle quali se lo vedono pericolosamente inginocchiare accanto, nell’atto di amministrar loro gli ultimi sacramenti. All’emergenza subentra l’ordinarietà del ministero che gli si chiede di esercitare a San Alberto, una comunità di diecimila anime sparse su un territorio di oltre quattromila chilometri quadrati, a tre giorni di viaggio a dorso di mulo da Cordoba. È la stessa distanza (andata e ritorno) che chiede ai suoi parrocchiani di compiere, quando in comitive di 50/70 per volta, li accompagna a Cordoba a compiere gli esercizi spirituali sullo stile di Sant’Ignazio, spesso sfidando bufere di neve. Proposta sconvolgente ed impegnativa, fatta a mandriani, contadini, povera gente perlopiù analfabeta, che da questa esperienza ritorna come rinnovata e con il proposito di cambiare vita. Crede talmente in questa sua scelta pastorale da prendere la decisione di costruire una nuova casa di esercizi a Villa del Transito, per riuscire ad abbattere almeno i tempi del viaggio: un edificio che adesso porta il suo nome e nel quale si calcola che durante i 40 anni del suo ministero attivo siano transitate almeno 40 mila persone. Parroco per niente adatto a “restare in sacrestia a pettinare pecore” (secondo la colorita espressione di Papa Bergoglio), il padre Brochero sceglie di immedesimarsi in coloro ai quali vuole annunciare il Vangelo, sapendo che solo così può arrivare dritto al cuore di quella gente semplice. A cominciare dalla cavalcatura, una semplice mula che non doveva essere uno splendore, fino all’abbigliamento, in tutto simile al loro: vestito come un gaucho, con il poncho sulle spalle e la talare che gli sbuca di sotto e un ampio cappello; il libro di preghiere e il messale, tenuti insieme con un nastro rosso, in mano perché non si perdano durante i lunghi viaggi, senza dimenticare tutto l’occorrente per celebrare messa. Precursore di tutti i preti di strada, in perenne movimento nelle sue “periferie”, raggiunge gli angoli più remoti della sua parrocchia con la pioggia o con il sole, soprattutto quando di mezzo c’è un moribondo, perché, dice, “altrimenti il diavolo mi ruba un’anima”. Senza perdere di vista il fine soprannaturale per il quale lavora, cerca di venire incontro alle necessità dei suoi parrocchiani “abbandonati da tutti, ma non da Dio”, com’è solito dire: per questo, costruisce strade dove non ce ne sono, apre scuole dove lo Stato non arriva, ambulatori medici dove medici non hanno mai messo piede, case per ragazze abbandonate, chiese, asili, ricoveri, mense, scuole, e canali di irrigazione, un cimitero, un acquedotto, un ufficio postale e anche l’estensione di una linea ferroviaria. Anche il suo linguaggio, semplice e diretto, molto colloquiale, diventa il modo per farsi comprendere da gente che non ha alcuna educazione, né conosce altra lingua se non il dialetto. Nelle sue prediche usa paragoni con la vita di tutti i giorni, episodi e aneddoti facili da capire, usando i termini dei contadini e dei pastori, come quando spiega loro che Dio è come i pidocchi perché si attacca ai poveri e non ai ricchi.
(1 - continua)

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