Testimoni del Risorto
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Mamma Nina Saltini

Testimoni del Risorto 25.11.2015

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Il destino della sua vita sembra già scritto: come primogenita non ha diritto a studiare, perché dovrà badare ai fratellini; in quanto di famiglia di benestanti proprietari terrieri non dovrà sposare che un pretendente di almeno pari agiatezza. Figurarsi, perciò, il trambusto in famiglia, quando comincia a frequentarsi con un giovane sarto che ama alla follia ma povero in canna. Ad opporsi a questo sconveniente strappo alle consuetudini è soprattutto il nonno, ma la ragazza, cui non fanno certamente difetto il carattere e la determinazione, lo prende in contropiede con la classica “fuitina”. Ci vogliono tutta l’autorità ed il peso morale del parroco di Carpi per far accettare il contrastato amore al nonno-padrone, ma alla fine i due ragazzi convolano a giuste, anche se un po’ riparatrici, nozze. Nascono sei figli, le condizioni economiche della famiglia migliorano sensibilmente con l’apertura di un laboratorio di sartoria e con l’acquisto di una villetta, Marianna si dedica anche all’assistenza notturna dei malati poveri, ma nel 1925, la salute del marito comincia a vacillare, tanto da portarlo alla morte quattro anni dopo per una grave insufficienza renale. I parenti di Marianna, che evidentemente non hanno perso il vizio di impicciarsi dei suoi affari, continuano ad interferire in modo discutibile nella sua vita: pur avendo i mezzi per aiutarla economicamente, preferiscono farle vendere la villetta e la convincono a lasciare il figlio più piccolo in affido al fratello e alla cognata che non hanno figli. Tanto fanno e dicono da costringerla poi a trasferirsi a Roncole di Mirandola, dove il fratello sacerdote ha cominciato a raccogliere i figli della miseria e dell’abbandono. A casa di don Zeno (quello di Nomadelfia) resta appena dodici mesi, tanti quanti le bastano per “imparare la carità”, poi torna nel suo paese, mentre i suoi figli si avviano ciascuno per la propria strada: il primogenito in una scuola sartoriale di Parigi, tre vengono ad Alba a studiare da don Alberione, la figlia Maria va dalle Orsoline a prendere il diploma di maestra. In lei si fa sempre più chiara la sensazione di doversi prendere cura delle ultime tra gli ultimi, in quel periodo rifiutate anche dall’assistenza cattolica, cioè le figlie delle prostitute. Incomincia la sua opera nel 1934 a Carpi, dove nel frattempo si è trasferita, sostenuta dal vescovo della città, ma perseguitata dal disprezzo e dalla critica della gente, da cui viene chiamata “la pazza” e che non le perdona di “aver abbandonato i suoi figli per sbaciucchiarsi le sue mocciose”. Per tutti diventata ormai “Mamma Nina”, vede queste sue nuove figlie crescere di numero in modo vertiginoso, fino a contarne ben 400 durante la guerra. Nella certezza che Gesù in persona l’ha chiamata a questa missione e gliele affida una ad una, afferma senza tema di smentita che “Gesù mette sempre a tavola le mie bambine”, anche perché si vede per quali vie misteriose la Provvidenza le fa arrivare ogni giorno quanto serve per quel giorno. Come qualsiasi altra mamma, prepara le sue ragazze con la formazione morale e professionale, cura la loro preparazione religiosa al matrimonio, accetta i loro fidanzati in casa organizzando festicciole, pensa al corredo, al pranzo, al viaggio, le porta all’altare. Poi, le segue anche dopo il matrimonio, partecipa alle loro gioie, condivide i loro dolori e le loro difficoltà, è disponibile a ogni loro richiesta di aiuto, come una vera mamma. Attorno a lei si radunano le “Figlie di San Francesco”, una comunità religiosa che darà continuità alla sua opera e di cui lei sarà la prima “Madre”, ricevendo l’abito religioso da uno dei suoi figli diventato prete (in tutto saranno tre, tutti preti della famiglia paolina). I figli hanno fatto fatica ad accettare che la loro mamma li abbia “abbandonati” per altre “figlie”, i parenti (addirittura il fratello don Zeno) la osteggiano e la contrastano, la gente la insulta, eppure lei al momento della morte, che avviene il 3 dicembre 1957, si accorge di aver accolto e cresciuto in meno di 25 anni almeno mille bambine, sempre e solo con l’aiuto della Provvidenza.  “La vicenda di Mamma Nina mi sembrava disumana. Soltanto dopo avere bene esaminato tutto, avere riflettuto e pregato, mi sono accorto che qui eravamo davanti al Vangelo puro, nella sua radicalità, sine glossa”, ha scritto il vescovo Maggiolini, che nel 1985 ha avviato il processo per la beatificazione di Mamma Nina Saltini, della quale nel 2002 sono state riconosciute le virtù eroiche e che quindi presto sarà beata.

Mamma Nina Saltini
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