Testimoni del Risorto
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Padre Tiburcio Arnaiz Muñoz

Testimoni del Risorto 28.11.2018

TIBURZIO

Oggi papa Francesco non avrebbe difficoltà ad esaltarlo come un “pastore con l’odore delle pecore”; alla sua epoca, circa 90 anni fa, raccoglie invece critiche perché frequenta troppo le  corralones, le malfamate periferie di Malaga (Spagna), dove prima di lui non si è mai parlato di Dio e i preti vengono accolti con il lancio di topi morti. In compenso, è amato dalla gente semplice, che avendo buon fiuto lo ritiene autentico uomo di Dio.  Di questa gente condivide innanzitutto le origini e la povertà: nato a Valladolid nel 1865  e orfano di papà a cinque anni, passa dall’iniziale dignitosa povertà all’ estrema indigenza, che gli impedisce anche di sognare e di continuare gli studi. Dato che però la sua voglia di essere prete è più forte di ogni ostacolo, studia e lavora, facendo il sagrestano in un convento, dove, un giorno, gli scappa di confidare: “A casa pensano che io non abbia vocazione. A me invece succede che più vado avanti e più mi prende la paura perché vedo di più la dignità sacerdotale e la mia indegnità. Tuttavia, ogni volta, mi sento di avere più vocazione”. Ordinato prete nel 1890, mentre continua a studiare per conseguire il dottorato in teologia, comincia a fare il parroco. Gli affidano comunità piccole ma difficili, perché attraversate da divisioni, rancori e indifferenza religiosa. Non ha particolari carismi, se non una gran devozione, che contagia e conquista; riesce a sfondare soltanto grazie alla sua dedizione ai malati e alla sua presenza costante nelle famiglie, specialmente quelle più disagiate. Così per dodici anni, mentre lentamente matura in lui, vocazione nella vocazione, il desiderio di entrare in una congregazione religiosa che lo sostenga nella ricerca di una maggior spiritualità. “Amo così tanto la mia gente che non la cambierei per una mitra; solo la voce di Dio ha il potere di tirarmi fuori dalla mia parrocchia”. E che in questa chiamata si possa intravvedere la volontà di Dio, davvero non ha dubbi. Solo però con la morte di mamma, da sempre contraria perché lo considera il bastone della sua vecchiaia, riesce ad entrare tra i Gesuiti nel 1902. Si dedica, secondo il carisma proprio della Congregazione, principalmente alla predicazione di esercizi spirituali e di missioni al popolo. “Non chiederò mai nulla e sarò contento di ciò che mi daranno; non rifiuterò mai nessun lavoro, non userò mai alcun pretesto…”, promette a se stesso entrando tra i Gesuiti, e mantiene questo proposito fino all’eroismo, arrivando a mangiare e dormire pochissimo, per non sprecare tempo e utilizzarlo tutto per Dio. La sua giornata è così piena che deve pregare di notte, va a dormire tardi e poche ore dopo è già in piedi, pronto a riprendere il suo servizio. La sua predicazione è “vivace e calorosa”, scuote le coscienze, è decisiva per la conversione di molti. Tuttavia, c’è chi non vede di buon occhio la sua frequentazione dei corralones, le disastrate periferie di Malaga, dove invece raccoglie i suoi frutti maggiori e dove i più poveri si lasciano conquistare dalla sua parola e dal suo esempio. Per loro fa sorgere scuole e laboratori e, soprattutto, dà vita alle Missionarie delle dottrine rurali (o “catechiste”, come le chiama lui), cui chiede di evangelizzare i poveri, con i quali egli si trova veramente a suo agio, anche per il suo stile di vita estremamente sobrio. Intanto cominciano ad attribuirgli fatti prodigiosi, come bilocazioni, premonizioni, capacità di scrutare i cuori e anche guarigioni, operate dopo un suo semplice segno di croce. “Finché vivrò credendo in lui, Dio si prenderà cura del mio corpo”, risponde a chi si preoccupa di vederlo sempre più magro e con la tonaca sempre più lisa, ma ha chiesto veramente troppo al suo fisico, che cede all’improvviso nel 1926, mentre sta predicando la novena del Sacro Cuore di Gesù. Ammalatosi di broncopolmonite, muore nel giro di pochi giorni, il 18 luglio, mormorando: “Quanto è bello il cuore di Gesù”. Padre Tiburcio Arnaiz Muñoz è stato beatificato a Malaga lo scorso 20 ottobre.

Padre Tiburcio Arnaiz Muñoz
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