Testimoni del Risorto
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Rolando Rivi - 02

Testimoni del Risorto 24.10.2018

24OTTOBRE

Il suo assassino, reo confesso, è il partigiano Giuseppe Corghi, capo del battaglione Frittelli della divisione Modena Montagna appartenente alla Brigata Garibaldi. Si scopre che Rolando è stato spogliato, umiliato, picchiato e infine giustiziato con due colpi sparati a distanza ravvicinata. La sua talare arrotolata è stata usata come pallone per il divertimento dei suoi aguzzini e poi appesa ad un albero come trofeo. “Domani avremo un prete in meno”, è l’unica giustificazione degli assassini, che affermano anche di essere perfettamente tranquilli. Gli esecutori materiali della barbara esecuzione, il venticinquenne Corghi e il suo compagno Delcisio Rioli, dopo la guerra vengono condannati a 22 anni di carcere, ma grazie all’amnistia ne scontano appena sei. La vicenda di Rolando ha tutte le probabilità di essere archiviata come l’assassinio di altri 130 preti e seminaristi, uccisi tra il 1944 e il 1947 o, ben che vada, equiparata ad uno dei tanti crimini di guerra. anche se, nel suo caso, a colpire maggiormente è la giovanissima età, le violenze subite, l’inconsistenza delle accuse a lui addebitate, come emerso durante il processo civile.  Proprio quando il silenzio sembra inesorabilmente sceso su Rolando, della cui morte nessuno sembra voler più parlare, a fare la differenza interviene un fatto straordinario che fa riaccendere i riflettori su di lui. Il 4 aprile 2001, un bambino inglese, James Blacknell, guarisce improvvisamente da una leucemia incurabile, dopo che sotto il suo guanciale è stata posata una ciocca dei capelli di Rolando, intrisa del suo sangue. Sempre nel 2001 una brasiliana e una ragazza di Ravenna guariscono entrambe istantaneamente da un tumore. Pur non essendo necessario un miracolo per la beatificazione di un martire, la straordinarietà di questi “miracoli” riporta in auge il piccolo Rolando, di cui nel 2005 inizia ufficialmente la Causa di canonizzazione. A pochi giorni dall’inizio del pontificato di papa Francesco è pubblicato il decreto che ne riconosce il martirio e la beatificazione avviene il 5 ottobre 2013. La nostra storia non può però concludersi senza un recentissimo aggiornamento che dimostra, caso mai ce ne fosse bisogno, l’autenticità e la fecondità di quel martirio. Dopo l’arresto, la condanna, la breve reclusione e alcuni anni trascorsi all’estero per “cambiare aria”, i due diretti responsabili dell’assassinio ritornano in paese e si formano una famiglia, ma, checchè dicano, tranquilli non sono affatto. È appunto quanto Giuseppe Corghi, il più alto in grado della frangia assassina del battaglione Frittelli, confessa in punto di morte alla sorella, dicendosi pentito di quanto commesso a 25 anni ai danni del ragazzino: in quel periodo ancora non si parla di beatificazione e neppure degli estremi per un eventuale martirio. Si tratta, dunque, di senso di colpa, o pentimento che dir si voglia, che la donna raccoglie dalla labbra del morente e si porta dentro per tutta la vita, fino a quando, anche lei in punto di morte, confessa alla nipote, cioè alla figlia di Corghi, la confidenza ricevuta. Inizia quel giorno per Meris Corghi, la figlia cresciuta nel mito di un padre “senza macchia e senza paura”, un lungo cammino di revisione del proprio passato e di quello del padre, un progressivo avvicinamento alla fede fino alla maturazione di una richiesta di perdono, formulata pubblicamente lo scorso 15 aprile alla famiglia del beato, rappresentata dall’unica sorella superstite Rossana, alla quale ha proposto “una stretta di mano tra le nostre due famiglie come simbolo della giusta espiazione per l’odio fraterno”.  L’abbraccio tra le due donne è avvenuto davanti all’urna che racchiude i resti del martire-bambino, in una chiesa gremita a e commossa. “Se potessimo credere in Gesù Cristo con la prontezza, la spontaneità, la semplicità, la docilità con le quali ha creduto Rolando Rivi, la nostra fede diventerebbe forte come la sua, e la nostra Chiesa diventerebbe forte come quella Chiesa che egli aveva nel suo cuore e per la quale non ha esitato a morire”, ha detto il vescovo di Montefeltro. E forse ha ragione.

(2 fine)

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