“Ascoltiamo il grido dei piccoli che chiedono giustizia”

L'appello del Papa, nella sua introduzione alla "tre giorni" in corso in Vaticano su "La protezione dei minori della Chiesa"

“Ascoltiamo il grido dei piccoli che chiedono giustizia”… “Ci vuole concretezza”. È la parola d’ordine dell’incontro in Vaticano su “La protezione dei minori della Chiesa”, e il Papa la usa subito, fin dalla sua introduzione di apertura, per chiamare a raccolta – con un’iniziativa senza precedenti – la Chiesa intera: 190 partecipanti, dai cinque continenti, per affrontare “armati della fede e dello spirito di massima parresia, di coraggio e concretezza” questo “male che affligge la Chiesa e l’umanità”. Un crimine che assume i connotati di un mostro, se possibile, ancora più vergognoso quando miete vittime tra i più piccoli e indifesi. “Il popolo di Dio ci guarda e attende da noi non semplici e scontate condanne, ma misure concrete ed efficaci da predisporre”, dice Francesco, e consegna subito la sua piattaforma, come “punto di partenza” e non certo di arrivo: 21 punti di riflessione per agire subito, senza indugi, all’insegna della sinodalità, per “trasformare questo male in un’opportunità di consapevolezza e di purificazione” e “cercare di curare le gravi ferite che lo scandalo della pedofilia ha causato sia nei piccoli sia nei credenti”.

Ma il primo atto di quelli che potremmo definire gli “Stati generali” della Chiesa per la lotta alla pedofilia – nella prima giornata di lavori, dedicata al tema della responsabilità – è l’ascolto: subito dopo le parole del Papa, e prima delle relazioni e dei gruppi di lavoro, cardinali, vescovi, sacerdoti, hanno assistito commossi e partecipi – come ha riferito durante il primo briefing il moderatore dell’incontro, padre Federico Lombardi – alla testimonianza di cinque vittime sopravvissute, in rappresentanza dei cinque continenti. Un grido unanime, crudo e brutale nella sua verità, un appello senza filtri che parte dalle ferite della carne e dell’anima per chiedere a tutta la comunità ecclesiale di farsi carico dell’orrore, perché solo insieme si può vincere la battaglia. Senza più chiudere gli occhi, con un “atto di forte responsabilità pastorale”, chiesto dal Papa durante l’Angelus pronunciato quattro giorni prima dell’incontro... continua a leggere