«Il Signore scommette su di voi»: un’àncora resta al carcere S. Caterina a memoria dell’Anno santo

Giubileo Carcere Porta e Ancora

La benedizione finale del vescovo diocesano impartita ai presenti, nel cortile interno di fronte alla porta chiusa della cappella, ha sancito la chiusura del Giubileo nel carcere di Fossano. “Termina questo tempo di grazia - ha detto mons. Piero Delbosco - ma ognuno di noi è chiamato a proseguirlo con un gesto di speranza, capace di trasformare il proprio cuore e l’ambiente in cui vive”. 

La celebrazione giubilare si è svolta nel pomeriggio di sabato 3 gennaio nella cappella della casa di reclusione S. Caterina, alla presenza di detenuti, operatori sociali e volontari, di alcuni rappresentanti della Polizia penitenziaria insieme al comandante Francesco Giammariano, della garante dei detenuti di Fossano Michela Revelli, dell’assessore Giacomo Pellegrino. A concelebrare con il vescovo c’erano don Luigi Aimetta e don Damiano Raspo, insieme ai diaconi Nino Mana e Beppe Valenti.

La messa ha richiamato nei toni e nei simboli l’analogo rito con il quale un anno fa nel medesimo luogo si inaugurava l’Anno santo. Il vescovo nell’omelia ha sottolineato due aspetti, strettamente connessi al tempo natalizio: la parola che si fa carne in Gesù di Nazareth e la tenda, segno della presenza di Dio in mezzo al suo popolo. “Il Giubileo si conclude, ma non dobbiamo disperare - ha concluso  -: il Signore non si stanca ma continua a scommettere su ognuno di noi. L’eucarestia che celebriamo è un rendimento di grazie per tutti gli eventi di speranza accaduti durante l’anno”. Nella messa sono stati utilizzati una pisside e un calice realizzati nel laboratorio del carcere, suppellettili liturgiche che sono state benedette da Papa Leone durante il recente Giubileo dei carcerati a Roma (13-14 dicembre).

A testimonianza dell’anno giubilare un’àncora con la scritta Spes rimane appesa accanto alla porta della cappella (nella foto): è un piccolo segno rivolto a chi entra in carcere perché non perda la speranza, un invito alle nostre comunità perché continuino a tenere alta l’attenzione sulle persone che vivono e lavorano nelle carceri. Ma anche un monito alle autorità politiche affinché compiano un gesto di clemenza, per sfoltire le carceri dall’eccessivo numero di persone detenute e permettere di ripartire con nuova attenzione alla qualità delle condizioni umane nelle varie strutture italiane. Un appello lanciato da Papa Francesco un anno fa all’apertura dell’Anno santo (e ripreso dal suo successore e da tanti altri), ma che purtroppo durante il Giubileo è rimasto inascoltato.