di Gennaro Nunziante; con Checco Zalone, Betriz Arjona, Letizia Arnò, Martina Colombari, 2025, Italia, durata 90 minuti.
Esordio natalizio con il botto per il nuovo film di Checco Zalone che, confermate le previsioni della vigilia, in questi giorni sta veleggiando verso i 50 milioni di incassi, pronto a strappare nuovi record. Sesto lungometraggio scritto da Zalone insieme a Gennaro Nunziante tornato in regia dopo aver diretto cinque dei sei film precedenti (“Cado dalle nubi” 2009, “Che bella giornata” 2011, “Sole a catinelle” 2013 e ” Quo vado?” 2016), cinque anni dopo “Tolo, Tolo” (l’unico di cui Luca Medici alias Checco Zalone aveva firmato sceneggiatura e regia) con “Buen Camino” l’accoppiata Nunziante/Zalone ci propone un esilarante racconto a cavallo tra la commedia famigliare e il racconto di formazione.
Figlio ricco e volgare di un imprenditore che produce divani e arredi, Checco vive in una lussuosa villa circondato da uno stuolo di camerieri con una modella poco più che ventenne come fidanzata. Ma la ricchezza e lo sfarzo di cui si circonda e fa sfoggio non sono affatto merito suo ma del padre (che peraltro lo considera un cretino), perché Checco non ha mai lavorato un giorno in vita sua. Eterno e irrisolto adolescente, Checco sarà costretto a fare i conti (per la prima volta) con il suo ruolo di padre quando la figlia Cristal, che vive a Roma con la ex moglie Linda, di colpo scompare. Per Checco però non sarà semplice mettersi sulle tracce della ragazza della quale non sa assolutamente nulla e soltanto grazie alla complicità di un’amica scoprirà che Cristal è partita per il Cammino di Santiago, decisa a percorrere a piedi gli 800 chilometri del percorso. Checco si ritroverà così suo malgrado a compiere quel cammino (inizialmente a bordo di una Ferrari…) per cercare di riportare a casa la fanciulla e in qualche modo ricostruire un inesistente rapporto padre/figlia.
Campione d’incassi e icona del cinema popolare contemporaneo, con “Buen Camino” Zalone sembra mettere da parte il cinismo sfrenato dei film precedenti ma in realtà non rinuncia alla risata provocatoria e dissacrante che da sempre è stata, ed è, la cifra della sua comicità. Certo, l’intuibilissimo happy ending finale potrebbe far pensare ad un “ammorbidimento” del graffiante umorismo zaloniano, ma nei fatti è un abbaglio, perché Checco non rinuncia alla sua satira arguta e a farci ridere dei temi più scomodi e difficili, dai rapporti genitori/figli alla guerra a Gaza, dalla fobia del fitness e della forma fisica alla ricchezza volgare e cafona. Insomma, come ha affermato in un’intervista lo stesso attore “invece di lamentarsi del politicamente corretto, bisogna essere intelligentemente scorretti”. Perché, ridere (e far ridere) è una cosa seria.



























