La verità in un piatto di spaghetti

Il vangelo dell'Avvento - 3ª domenica

Oggi ho litigato con mia moglie. Secco. Quando non mi dà ragione, finisce ogni volta così; nonostante sappia che negando l’evidenza poi mi arrabbio, lei insiste. Il problema? Mancava il sale nella pasta. Non l’aveva messo nell’acqua prima di buttare gli spaghetti. Non ero il solo a dirlo, ma con me le papille gustative davano analoga testimonianza: insipida. Prima di minacciare lo sciopero della fame le avevo chiesto: “Messo il sale nell’acqua?”, e lei: “Credo di sì”. Tipica risposta femminile, aperta a molteplici interpretazioni: non era certa di averlo fatto e perciò stava esprimendo un dubbio? Manifestava semplicemente un’opinione, senza dare giusto peso ad un quesito capace di minare alla radice la relazione di coppia? Oppure riferiva una convinzione, in quanto sicura del gesto che aveva appena compiuto? In ogni caso si stava sbagliando; il mio non era un dubbio o una opinione ma certezza, tant’è vero che per mostrargliela avevo chiamato a deporre i figli; almeno a loro avrebbe creduto. Dopo qualche forchettata invece, era successo l’inimmaginabile: quattro contro uno, e quell’uno ero io. A fronte dell’evidente crisi familiare, dove la parola paterna veniva clamorosamente smentita, era necessario ammettere un errore di valutazione. Impresa titanica per un uomo adulto. Confessare di aver pronunciato un giudizio scorretto infatti, non è cosa semplice perché, oltre a farci scoprire fallibili, può condurre a dover riconoscere di aver esagerato nelle reazioni, o sentirci sbagliati e inaffidabili, stati d’animo difficili da reggere specie dai quarant’anni in su.

Essere in torto, confondersi, commettere errori: ovvio succeda agli altri, una o più volte al giorno, prima e dopo i pasti; ipotesi rarissima invece possa accadere a se stessi. Poi leggi la pagina di Vangelo odierna, e grazie a Giovanni Battista tiri un sospiro di sollievo. Non tanto perché mangiando cavallette e miele selvatico del sale poco gli importava, piuttosto perché del Salvatore, di cui preannunciava la venuta, ne indicava coordinate improprie. Mano alla scure, gesti taglienti, parole austere, sguardo inflessibile: questi i tratti dichiarati dal Battista, che però non corrispondono in nulla a quello che sente raccontare di Gesù. Manda dunque suoi amici “ad assaggiarlo” chiedendogli: “Sei tu?”, e lui: “Sì, sono io, ma non come pensa Giovanni. Per la precisione: l’esatto contrario. Ciò nonostante lui è un grande, e non ne ho conosciuti di giganti come lui: è tosto, non si piega ai potenti, non fluttua come un bambù, si questiona quando necessario. E se un pochino lo imiterete, preparerete sentieri all’incontro con me!”. Il Battista viene così a sapere che la minaccia e il castigo sono gesti definitivamente estranei all’agire di Dio che, in Gesù, si mostra buona promessa dell’umano. Ricalibrare quando necessaria l’idea che abbiamo di Lui e viverne le conseguenze, è un po' come riconoscere di essersi sbagliati a giudicare insipidi gli spaghetti e pranzare sereni. Un sorriso talvolta, può rendere appetibile ogni conversione.

Paolo Tassinari