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Sentirci una sola umanità è ancora possibile

50 anni fa lo sbarco dell'uomo sul suolo lunare

La famosissima immagine
Archivio Nasa Apollo 8

“Un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l’umanità”… Molti di noi possono dire di aver ascoltato in diretta la frase che Neil Armstrong pronunciò appoggiando il primo piede umano sul suolo lunare. Non fu ovviamente una frase improvvisata, pare che l’astronauta meditasse da tempo le parole “giuste” per suggellare quel momento epocale e che gli siano venute in mente mentre giocava a Risiko in famiglia.
Retroscena casuale ma perfetto, perché lo sbarco sulla Luna fu una delle mosse vincenti degli Stati Uniti sul tavolo di quel grande Risiko che è stata la guerra fredda, di cui la corsa allo spazio, inaugurata dai sovietici col lancio dello Sputnik il 4 ottobre del 1957, è stata uno dei metaforici campi di battaglia.
Ma al di là e al di sopra della cruda realpolitik degli anni ’60 del secolo scorso, quell’evento ha rivestito per il mondo intero un valore simbolico che non è semplice raccontare, a distanza di 50 anni.
Intanto fu forse il primo evento storico vissuto in diretta planetaria, con milioni di persone incollate al video per non perdersi quell’attimo emozionante, carico di ottimismo e di speranza.
Poco importava che la Luna perdesse l’alone di mistero e di poesia che da sempre aveva ispirato i sogni e l’immaginario di generazioni di uomini e bambini: quel momento sembrava compiere il miracolo epocale di farci sentire - proprio come disse Armstrong – umanità, una sola umanità.
Le speranze di unità e fratellanza che quel giorno, quel tempo, suscitarono in tutto il mondo sembrano oggi naufragate come povere illusioni, come se la faccia oscura della luna avesse preso il sopravvento su quello sprazzo di gioiosa luminosità.
Perché non basta l’ebbrezza di un giorno di gloria, come già allora Paolo VI ricordò, elencando guerre e sciagure di quel tempo: “Dov’è l’umanità vera? Dov’è la fratellanza, la pace? Quale sarebbe il vero progresso dell’uomo se queste sciagure perdurassero e si aggravassero? Possa invece il progresso, di cui oggi festeggiamo una sublime vittoria, rivolgersi al vero bene, temporale e morale dell’umanità”.
Questo è profondamente vero e attuale; eppure noi che abbiamo vissuto quel momento ne sentiamo la nostalgia, sentiamo il bisogno estremo di un evento come quello, di un attimo di luce che ci permetta di tornare a credere che sentirci una sola umanità è ancora possibile.

Maria Paola Longo