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Padre Nicolae Puscasu, un ortodosso a Fossano

Padre Puscasu: “Siamo chiamati ad essere più umani, uniti dallo stesso Dio che ci ha creati”

Padre Nicolae Puscasu all’ingresso della chiesa di San Giorgio a Fossano
Padre Nicolae Puscasu all’ingresso della chiesa di San Giorgio a Fossano

Divide con ugual dedizione e fede i propri impegni di capofamiglia, sacerdote, e quelli di lavoro. Con ascolto, grande cordialità e spirito di servizio verso i fedeli che gli sono stati affidati. Padre Nicolae Puscasu (della diocesi ortodossa romena d'Italia, dal 2017 parroco di S. Giacomo di Putna, di Fossano e Mondovì), si è trasferito nella nostra nazione dal 2009. Sposato da 14 anni con Irina, è papà di quattro figlie di età scolare (la più grande frequenta la terza media, la più piccola ha due mesi). Ha studiato teologia pastorale (con musica ed arte sacra) più un master nel suo paese, poi è stato ordinato sacerdote in Italia, dove è venuto per lavorare. Presiede le liturgie della comunità ortodossa romena nella chiesa di San Giorgio in Fossano, che dal 2011 è stata resa disponibile anche per loro (eccetto un periodo in cui erano pochi a frequentare e si radunavano presso una cappella della città). Oggi la comunità ha ricominciato ad avere una frequenza assidua ed una partecipazione media settimanale di sessanta fedeli, anche se, come in tutti gli ambienti cristiani, ci fa notare padre Nicolae, “c'è sempre un vai e vieni” nella presenza liturgica domenicale.

Chi manda voi sacerdoti in Italia? Chi si incarica delle vostre chiese, delle comunità all’estero?
Per le comunità ortodosse rumene e moldave (che non hanno differenze tra di loro) se ne occupa il vescovo dell'unica diocesi ortodossa romena d’Italia che si trova a Roma. Poi c'è la suddivisione in decanati con i relativi decani (il Piemonte ne ha tre). Oltre a questi c'è l'Arcivescovo metropolita a Parigi e il Patriarca in Romania (le chiese ortodosse di altre lingue fanno quindi riferimento ad altri vescovi, metropoliti e patriarchi, in quanto sono chiese autocefale, cioè indipendenti tra loro - ndr).

Lei mi aveva già precedentemente spiegato che tutte le domeniche, prima della liturgia, spende tempo per “addobbare” la chiesa con le icone; perché sono così fondamentali per le vostre celebrazioni?
Il nostro culto è molto ricco, abbonda di molte cose. Diciamo che non siamo così semplici. E questo rende la vita dura a noi che dobbiamo preparare, “rubandoci”, per così dire, quasi mezz'ora, prima di iniziare la celebrazione. Quelle che non possono assolutamente mancare sono le icone del Signore Gesù Cristo, della Madonna, di San Nicola o San Giovanni Battista, e poi del santo protettore della comunità. Sono le icone fondamentali da cui si parte.

Qui in Italia celebrate tutte le domeniche; in patria, può succedere, come nel mondo cattolico, di poter partecipare alla messa durante i giorni feriali?
Sì. Io celebro tutte le domeniche, e non solo. Nelle feste più importanti, a mezzanotte. Per agevolare chi è al lavoro (del resto anch'io sono un operaio), e poi perché io non posso celebrare nella giornata precedente la giornata festiva (come invece è per il mondo cattolico la messa prefestiva, ndr.); la liturgia deve essere del giorno liturgico stesso e perciò iniziare dopo mezzanotte. Io arrivo in chiesa per le 23-23.30, prego l'inno Akathistos o altre nostre preghiere; questo si può fare, ma la liturgia dev'essere celebrata a mezzanotte, per finire intorno all'1.30-2.00. Durante il suo svolgimento, non proprio tutti possono prendere la comunione; solo quelli che si confessano, quelli che si preparano per riceverla. E non chiunque viene in chiesa. E poi per prenderla bisogna essere digiuni dalla sera precedente fino a dopo la liturgia, quando questa è celebrata la domenica mattina.

Intervista completa su La Fedeltà del 15 gennaio

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