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Giornata mondiale delle claustrali

Si celebra il 21 novembre

Monache di clausura
Foto SIR

L’anno che volge al termine ha visto in numerosi Paesi popolazioni scendere in piazza per reclamare l’indipendenza o chiedere riforme sociali: Sudan, Algeria, Hong Kong, Egitto, Iraq, Ecuador, Spagna, Libano, Cile, Etiopia… Numerosi anche i Paesi ancora lontani da una stabilità di governo che possa affrontare i gravi problemi umanitari, economici, sociali che pesano soprattutto sulle fasce più deboli. Sì, «il mondo è in fiamme», come ebbe a gridare santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein) nel 1939. È ancora in fiamme!
La giornata mondiale delle claustrali, posta al 21 novembre, orienta il nostro sguardo all’avvento ormai vicino, inizio del nuovo anno liturgico. “Avvento” dice cammino incontro al Salvatore promesso, il Figlio di Dio che è venuto sulla terra per salvare l’uomo, tutto l’uomo e tutti gli uomini. Per questo ha voluto farsi uno di noi assumendo in sé l’umanità, e nascere da una donna, Maria di Nazareth. È significativo che il 21 si faccia memoria della presentazione di Maria bambina al tempio: è offerta per crescere – nutrendosi della Parola – nella dimora di Dio, lei stessa tempio immacolato da cui nascerà il Dio fatto uomo per realizzare la nostra salvezza offrendo la propria vita sulla croce e risorgendo da morte per farci risorgere con lui.

L’attuale situazione mondiale ci richiama la parola di papa Francesco: «Che ne sarebbe della Chiesa senza la vita contemplativa? Che ne sarebbe delle membra più deboli della Chiesa che trovano in voi un appoggio per continuare il cammino? Che ne sarebbe della Chiesa e del mondo senza i fari che segnalano il porto a chi è sperduto in alto mare, senza le fiaccole che illuminano la notte oscura che stiamo attraversando, senza le sentinelle che annunciano il nuovo giorno quando è ancora notte? Grazie, sorelle e fratelli contemplativi perché siete tutto questo per il mondo: sostegno per i deboli, fari, fiaccole e sentinelle» (cfr. Costituzione apostolica “Vultum Dei quaerere”, I, 6). Essere «sostegno per i deboli, fari, fiaccole, sentinelle» significa aiutare tutti i nostri fratelli in umanità a incontrare Gesù, l’unico Salvatore. Come ogni cristiano siamo missionarie per i cinque continenti, e il cuore della nostra missione è la preghiera d’intercessione unita all’offerta della nostra vita. Intercedere manifesta il cuore materno verso tutti, come Maria. Papa Benedetto XVI ha detto: «Cristo è morto per tutti. Vivere per lui significa lasciarci coinvolgere nel suo ‘essere per’». Risorto, Egli siede alla destra del Padre e intercede a nostro favore, associando a sé come intercessori tutti coloro nei quali abita.

Il significato originale latino del verbo inter-cedere è “camminare nel mezzo”, pronti ad aiutare ciascuna delle due parti o ad interporsi in favore di una di loro; comporta l’assumere su di sé il peso di situazioni difficili, anche di conflitto, e non fermarsi neppure di fronte alla cattiveria, come ha fatto Gesù che, mentre veniva crocifisso, invocava: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno»; perché Dio ama tutti, e tutti sono suoi figli che egli vuole avere eternamente con sé. Intercedere è quindi vivere l’unità con tutti. E la preghiera si fa vita donata: «Il mondo è in fiamme: desideri spegnerle? Contempla la Croce. Gli occhi del Crocifisso ti fissano interrogandoti, interpellandoti. Vuoi stringere di nuovo con ogni serierà l’alleanza con Lui? Attraverso la potenza della Croce abbracciata con amore puoi essere presente su tutti i luoghi del dolore, dovunque ti porta la tua compassionevole carità che attingi da Cuore divino e che ti rende capace di spargere ovunque il suo preziosissimo sangue per lenire, salvare, redimere». (Santa Teresa Benedetta della Croce).

Suor M. Fatima, Monastero SS.ma Annunziata – Fossano