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Il vescovo: la famiglia concreta sia al centro dell’azione pastorale

Nella breve Lettera Pastorale indicazioni anche per le famiglie “ferite”

Riprendendo le tematiche già delineate in “Famiglia si diventa”, lettera dello scorso anno, il vescovo Giuseppe Cavallotto ha scritto alle diocesi di Cuneo e Fossano orientamenti e proposte operative per l’anno pastorale che sta iniziando. Un tempo per rimettere “Prima la famiglia” davanti ad ogni priorità, da cui il titolo del testo. Undici pagine redatte alla luce “dell’esteso dibattito in atto”, nella “promettente riflessione del prossimo Sinodo dei vescovi” e nella prospettiva dell’imminente Giubileo della Misericordia.

Dopo un’introduzione in cui fa delle considerazioni sulle difficoltà e sulle condizioni delle relazioni ferite, che molti si trovano a vivere, esprime anche la volontà di “far conoscere la bellezza del Vangelo e di aiutare a scoprire la famiglia secondo il disegno di Dio”.

 

Attenzione per tutti

Si scorge subito, nella sua attenzione di Pastore, il desiderio di rivolgersi a tutti i tipi di nucleo famigliare, che citerà poi esplicitamente a fine testo, pur “difendendo”, in quanto Chiesa, “l’indissolubilità del matrimonio cristiano tra un uomo e una donna, arricchito e sostenuto dal sacramento”, che ha il “preciso intento di garantire stabilità e fecondità della famiglia”.

E riconosce, a quest’ultima, quel ruolo sociale che le spetta. Per esempio quella di essere “la casa comune” in cui “si condividono preoccupazioni”, ma anche gioie. O ancora di essere “scuola di umanità”, in cui “apprendere e vivere i valori fondamentali e le virtù sociali e cristiane”. O di avere una funzione terapeutica tra le “esperienze negative”, anche se, al contrario, “talvolta può rivelarsi inospitale, con contrasti e ferite umilianti”. Nel pensiero episcopale la famiglia è infine “santuario”, e là dove questa è “amata e benedetta da Dio, vive e agisce il Signore che condivide difficoltà e fatiche, perché, come alle nozze di Cana, la festa continui”.

Il vescovo si concentra, a questo punto del testo, su alcune linee di azione pastorale, “che dovrebbero essere condivise ed attuate con creatività, in ogni parrocchia”. Attraverso le assemblee zonali e i Consigli pastorali parrocchiali. Perché siano loro a mediarle. Propone quindi le visite nelle case, quali occasioni “per portare una benedizione e condividere una preghiera”, e rivelarsi come “Chiesa in uscita”. E ai “ministri straordinari della comunione” di “portare l’eucarestia ogni domenica a chi è ammalato o anziano”. Si preoccupa della pastorale pre e post battesimale, per accompagnare ed evangelizzare, in questa fase, i genitori. Propone per tutti loro “incontri regolari”, soprattutto per quelli con figli in età di catechismo, “riunioni su tematiche educative e sociali, ritiri e campi estivi”, e , da ultimo, “momenti di festa”, congiuntamente alle proposte diocesane che già ci sono. Invita ad onorare i nonni, perché molto spesso sono quelli che “integrano l’educazione religiosa” dei nipoti, oltreché prendersi cura di loro durante le assenze dei genitori. Evidenza il valore della Commissione famiglia, per la quale si individuano e si attuano quei servizi ecclesiali, di cui ha già parlato in precedenza nella lettera.

 

Iniziative in diocesi per l’anno della misericordia

Infine annuncia che, “nell’Anno giubilare della misericordia sono previste alcune iniziative diocesane: la sua apertura in Cattedrale nella terza domenica di Avvento, un pellegrinaggio penitenziale, potenziamento di confessori in alcune chiese, la celebrazione conclusiva nella Festa di Cristo Re del 2016”. Si possono poi pensare anche scambi di idee su “temi particolarmente delicati e complessi, tra cui quello dell’omosessualità e il riconoscimento delle unioni civili”. Altre specifiche attività ci saranno nelle parrocchie, valorizzando il sacramento della riconciliazione, veglie penitenziali, ed altre espressioni di misericordia. La quale non può però ridursi, avverte il vescovo, ad “una consolazione superficiale”, ma deve “richiedere un cambio di mentalità”, ponendo la famiglia come “soggetto di pastorale”, col diritto di essere “valorizzata”. Auspica “una particolare cura pastorale” anche ai “divorziati, risposati, conviventi, soprattutto se battezzati, con un ascolto sincero e paziente, comprensione, incoraggiamento a vivere con sincerità il loro amore”. Anche se, per chi ha deciso di consacrarlo con il sacramento del matrimonio, esprime un grazie particolare, così come a tutte le comunità cristiane e a tutti quegli operatori che ancora continuano a scommettere sulla pastorale familiare.