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Blinded by the Light – Travolto dalla musica

di Gurinder Chadha; con Viveik Kalra, Kulvinder Ghir, Meera Ganatra, Nell Williams, Aaron Phagura.

Luton, Inghilterra, primi Anni ’80. Javed è un ragazzo pakistano che vive la drammatica situazione della Gran Bretagna di quegli anni: crisi economica e disoccupazione alle stelle, il governo conservatore e le politiche ultra liberiste dell’odiosissima Thatcher, i neofascisti del Fronte nazionale Britannico che dilagano e che fanno degli stranieri - in particolare i paki, come vengono spregiativamente chiamati i pakistani - il bersaglio di soprusi, aggressioni e violenze.
Javed appartiene ad una famiglia pakistana molto tradizionale, lavoratrice e ultra conservatrice, con un padre-padrone assai difficile da tollerare per un adolescente dall’animo sensibile e curioso.
Quando il capofamiglia viene licenziato dalla fabbrica e si trova senza lavoro, la situazione familiare precipita e Javed si rifugia sempre di più nella scrittura di diari e poesie per trovare un senso alla propria precaria esistenza, sino a quando Roops, un amico sikh conosciuto al liceo non gli fa scoprire il rock ruvido ed esistenzialista di Bruce Springsteen. Da quel momento in poi la vita di Javed subisce una svolta perché il ragazzo trova nei versi e nella musica del “Boss” l’energia necessaria per intraprendere un cammino autonomo in grado di portarlo a scoprire la propria identità e ad emanciparlo dalla famiglia e da un ambiente sociale rigido ed oppressivo.
Liberamente tratto da “Greetings From Bury Park: Race, Religion and Rock ‘n roll” di Sarfraz Manzoor e diretto da Gurinder Chadha (“Sognando Beckham” e “Matrimoni e pregiudizi”), il film è una simpatica e a tratti commovente parabola di riscatto che ruota intorno alle canzoni (ben 12) e i testi di Bruce Springsteen, e benché non tutto vada per il verso giusto (le psicologie dei co-protagonisti, a cominciare dagli amici Matt e Roops meriterebbero un maggior approfondimento e sviluppo, alcune scene centrali di ballo in strada sono decisamente perdibili) pur tuttavia il film ha un suo fascino (le canzoni di Springsteen sono da sempre un concentrato di emozioni) tutto speso da Gurinder Chadha nel raccontare (con qualche ingenuità di troppo) la bellezza “salvifica” della scrittura e della musica e il difficile percorso di crescita di un adolescente. Da vedere.