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Mario Panero e il sogno del marchio unico della carne italiana

Allevatore di Piovani, era presidente di Asprocarne; il mondo agricolo e zootecnico lo ricorda come una persona concrta e schietta, che ha operato senza secondi fini 

Una morte improvvisa, quella di Mario Panero, che lascia tutti nello sconcerto. Mario Panero, dall’aspetto mite e riservato, era un vero “personaggio” nel mondo zootecnico. Oltre all’attività aziendale molto intensa (con i fratelli Giovanni e Renato e i nipoti Flavio e Ivano gestiva un allevamento di oltre 900 capi distribuito su tre centri aziendali poco distanti uno dall’altro), aveva contribuito alla fondazione di Asprocarne e dal 2001 ne era presidente. Recentemente era stato eletto alla vicepresidenza di Italia zootecnico, il consorzio che unisce tutte le associazioni di prodotto del Paese, funzionale alla realizzazione di un marchio unico italiano della carne). “Si era speso molto per raggiungere questo risultato e il marchio unico nascerà presto - dice il vice presidente Roberto Buratto -, ma purtroppo lui non potrà vederlo. Tutti però siamo consapevoli del grande contributo che lui ha dato per raggiungere questo risultato”.

Chi lo ha conosciuto nel suo impegno sindacale lo ha apprezzato soprattutto per la sua schiettezza e rettitudine. “Era un appassionato del suo lavoro ed era anche molto schietto - ricorda l’assessore regionale all’Agricoltura Giorgio Ferrero, che mercoledì ha raggiunto Piovani per presentare le condoglianze ai famigliari -. Era molto concreto e sapeva andare dritto al nucleo dei problemi. Ci conoscevamo da tanto tempo e c’era una stima reciproca. Sabato, al convegno di Slow food, a Fossano, dove ci siamo incontrati per l’ultima volta, abbiamo scherzato sul fatto che lui avrebbe dovuto trovarsi fuori luogo in un contesto che metteva in risalto prodotti un po’ di nicchia. Ma lui ha sempre creduto nella qualità, pur facendo grandi numeri. E lo ha affermato durante il convegno, con la sua solita stringatezza”.