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Rifugiati, “Passare dall’emergenza a una gestione strutturata”

Intervista al deputato cuneese Mino Taricco che ha presentato un’interrogazione al Governo per chiedere che si passi da una gestione dell’emergenza a una gestione strutturata dell’accoglienza

La questione dei “rifugiati” continua a dividere l’opinione pubblica: da un lato chi, mosso da ragioni umanitarie o semplicemente di razionalità (molte popolazioni, per quanto ostacolate dalle immani difficoltà che incontrano lungo il tragitto, continuano a  lasciare i loro Paesi) auspica una maggior disponibilità alla gestione del fenomeno, dall’altra chi fa muro perché non vuole confrontarsi con il “diverso” oppure perché preoccupato che in questo momento di crisi l’arrivo di persone “da fuori” impedisca al nostro Paese di risollevarsi. 

Comporre una situazione di questo tipo è già di per sé molto difficile; se poi ci si mette “la politica” nel senso più deleterio, intesa cioè come ricerca del consenso pura e semplice, la situazione si ingarbuglia: e in questo caso c’è stato sin dal primo sbarco di profughi l’utilizzo strumentale della paura, e della preoccupazione.

In questo contesto il fatto che un politico provi a ragionare su come “strutturare” la gestione del fenomeno è una notizia. E che non si tratti di un “avventuriero”, ma del deputato cuneese Mino Taricco, un politico tutto sommato “moderato”, con i piedi per terra, che si preoccupa di capire  dove porta il suo ragionamento... ecco, questa è doppiamente una notizia.

Per tutte queste ragioni abbiamo cercato di approfondire le ragioni della sua interrogazione al Governo in materia di rifugiati. 

 

L’intervista a Mino Taricco su La Fedeltà del 2 novembre 2016