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50 anni tra i poveri, alla periferia del mondo

Padre Luigi Bruno festeggia in questi giorni mezzo secolo di servizio missionario in Brasile

padre Luigi Bruno, missionario in Brasile

Il titolo tenta di riassumere questi miei cinquant’anni di vita brasiliana. Il 25 ottobre 1969 partivo da Mellea per percorrere un sentiero che mi portava in Brasile dove giungevo il 6 novembre; da allora ho continuato a fare passi illuminato dalla speranza di aiutare ad annunciare e testimoniare la grande Buona Notizia che è Gesù. Molti sono i passi che ho fatto in questo lungo periodo di tempo. È il momento di guardarmi nello specchio e domandarmi: “Chi sono dopo questa lunga strada percorsa?”. La risposta che mi viene immediatamente è: sono un prete felice e con voglia di andare avanti. Felice perché Dio mi ha amato e ha creduto in me, molto di più di quanto meritassi; la luce della sua Parola è stata costante, non mi ha mai fatto sentire al buio, neanche quando le tenebre sembravano impedire di vedere. Questa luce mi ha coinvolto a vivere il mistero dell’Incarnazione del Dio che si fatto bambino povero in una mangiatoia per abitare con i poveri e attraverso i poveri annunciare la grande buona notizia della Salvezza. Dio mi ha dato la grande grazia di convivere durante questi cinquant’anni tra i più poveri, nella periferia del mondo, qui a Nova Iguaçu.
Non mi considero un eroe per questo. Non sono mai stato solo: i poveri non hanno soldi, ma dimostrano solidarietà e riconoscenza a chi vive in mezzo a loro. E poi ho sempre potuto contare sulla generosità della diocesi di Fossano e sulle adozioni a distanza.
Qualcuno potrebbe domandarmi: “Cosa ci stai a fare in questa situazione? La tua parte l’hai già fatta”. È una domanda più che legittima, cui io rispondo: la Chiesa cattolica in Brasile e nel mondo non è mai stata così importante! Forse esagero, ma guardando al presente e al futuro io vedo tre grandi tendenze nei discepoli e nelle discepole di Gesù. I problemi sono tanti, il dio denaro è sempre più violento e ingiusto e una parte della Chiesa si chiude tra quattro pareti, sbarra porte e finestre per difendersi sotto bei paramenti. Una seconda parte della Chiesa apre le finestre e sta a guardare cosa succede; fa analisi, scrive documenti, giudica, condanna, assolve, ma sta alla finestra. Finalmente, una terza parte spalanca porte e finestre e esce per strada tra la gente, si fa samaritana, condivide la vita delle persone, porta la luce di Dio nella storia, si fa sale e lievito. Il Sinodo dell’Amazzonia e Papa Francesco sono l’espressione di questo voler essere presenza viva, a servizio della vita.
E adesso? Guardo avanti e chiedo forza a Dio per continuare, ma guardo anche intorno. Vedo tanta sofferenza, tanta delusione, vedo la fame che spinge molti a fermarsi senza forze lungo la strada della vita, altri rifugiarsi nell’indifferenza, altri essere ingannati da false promesse, vedo volti impauriti, stanchi, tristi, rifugiarsi in vizi. Ma vedo anche il coraggio di chi resiste, di chi si risveglia e grida chiedendo aiuto, di chi tenta di ricostruire con perseveranza e coraggio una società minata dall’odio. Vedo Papa Francesco parlare di amore, di pace, fare gesti concreti di presenza. Vedo che il Brasile e la periferia dove mi trovo non hanno mai vissuto un periodo così difficile, l’egoismo della classe dirigente non è mai stato così crudele, disumano e assassino. Mai. Questo non è motivo di scoraggiamento, anzi. Vedo che vivere la fedeltà al Vangelo, praticare la solidarietà, farsi vicino a chi è vittima, soccorrere con il poco che si è e con il poco che si ha, è essere la luce, il sale e il lievito che mostrano l’amore di Dio presente.
Con questo spirito e con l’aiuto di Dio e la solidarietà che non mi è mai mancata da parte degli amici guardo avanti con speranza e rinnovo con gioia il mio impegno di camminare nel servizio che Dio mi chiede.

padre Luigi BRUNO