Testimoni del Risorto
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Jacques Fesch

Testimoni del Risorto 15.10.2014

Parole chiave: gianpiero Pettiti (15), testimoni del risorto (15)
Calendario liturgico Fesch

Forse non lo vedremo mai sugli altari, perché fa ancora un po’ specie veder beatificare un assassino. E c’è da ringraziare che per la “canonizzazione” del buon ladrone Gesù non abbia dovuto chiedere il parere di nessuno, provvedendo “motu proprio” e con procedura di assoluta urgenza, consegnandoci così il primo santo della storia del cristianesimo, grazie al quale tutti abbiamo speranza di salvarci, se soltanto siamo capaci di fare nostro il suo stile di umiltà, misericordia e conversione. Analoga speranza, penso, dovrebbe suscitare in noi la singolare vicenda di Jacques Fesch, che nasce il 6 aprile 1930 a Saint-Germain-en-Laye (Francia) in una famiglia ricca, stimata e temuta. Il padre, dichiaratamente ateo, insegna ai figli che solo nella ricchezza c’è la vera felicità e li allontana progressivamente dalla fede. A 17 anni è un ragazzo sbandato, che vive di espedienti, sperperando i soldi del padre in macchine di lusso, donne e feste. A 21 anni è perdutamente innamorato di una ragazza e dalla loro unione nasce una bimba; si sposeranno poi civilmente, ma si rivela una relazione instabile e insoddisfacente, tanto che Jacques avrà un altro figlio dalla relazione occasionale con un’altra donna. Intanto sogna la Polinesia, nella quale progetta di espatriare; megalomane come sempre, vuole comprarsi un battello per raggiungere la terra dei suoi sogni, ma, non avendo i soldi sufficienti, il 25 febbraio 1954 tenta una rapina a mano armata nel negozio parigino di un cambiavalute. Feritolo gravemente, si dà alla fuga e riescono ad acciuffarlo solo parecchie ore dopo. Durante le concitate fasi della cattura, però, ferisce un passante e uccide un poliziotto e così la sua giornata brava finisce direttamente in cella. Dove è messo in isolamento e sorvegliato a vista, mentre lui fa il duro e si chiude in un mutismo assoluto. “Io non ho la fede e non ho bisogno di lei!”, dice sbattendo la porta in faccia al cappellano. Lunghi mesi di prigione in attesa del processo, la disperazione, il rimorso, intere notti senza dormire e intanto Dio comincia a farsi strada in lui, comincia a tormentarlo, a fargli sentire come la sua vita fino ad allora è stata vuota, sbagliata, ribelle. Il suo avvocato è un uomo religiosissimo e mentre tenta di difenderlo cerca anche di dirgli una buona parola; il cappellano del carcere, quello che il primo giorno era stato messo alla porta senza tanti complimenti, lo aiuta a capire che con Dio nulla è perduto, si può sempre ricominciare. E Jacques, il delinquente, l’assassino, il ragazzo senza fede, poco per volta ritorna a Dio, grazie anche ai libri che il cappellano gli passa da leggere tra cui la vita di Santa Teresa di Lisieux. La sua vita cambia da così a così: sa benissimo che gli daranno 20 anni di carcere, forse addirittura l’ergastolo, ma è convinto che quello è il modo per pagare il suo debito, per farsi perdonare: dagli uomini, perché sa che Dio lo ha già perdonato. In carcere si è organizzato la giornata come se fosse in un convento: al mattino legge la messa dal suo messalino, poi fa la meditazione, quindi il rosario; chiude la giornata con la recita di vespri e con un altro rosario; una volta la settimana gli permettono di andare a messa e ricevere la comunione. Scrive, scrive tanto, anche per consolare, confortare, aiutare quelli di casa. “Io non voglio guardare né avanti né indietro: solo conta l’istante presente. Voglio tenere la Santa Vergine per mano e non voglio più lasciarla fino a quando Ella mi condurrà al Figlio Suo. Il 6 aprile 1957, giorno del suo 27° compleanno, viene letta la sentenza: condanna a morte, da eseguirsi con la ghigliottina. Per lui è un colpo tremendo, ma anche in questo caso capisce che può trasformare la sua morte in un atto d’amore, può offrire la sua vita per riparare il male fatto e perché la sua vita riacquisti un senso. Scrive a casa: “Io so che tutto è grazia e che non è verso la morte che io vado, ma verso la vita”. E’ convinto che Dio non perdona per finta o soltanto a metà, per questo scrive: “Non mi accadrà alcun male e sarò portato diritto in Paradiso con tutta la dolcezza che si conviene a un neonato”. Il suo più grande desiderio è che anche sua moglie si converta e ritorni alla fede: il 30 settembre lei si confessa, riceve la comunione e la sera di quello stesso giorno i due si sposano religiosamente, ovviamente per procura. Jacques la mattina dopo è ghigliottinato: è il primo ottobre, festa di Santa Teresa di Gesù Bambino, la santa che ha amato e che lo ha convertito.

Jacques Fesch
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